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Sezione > Scarpone Orobico

Uno dei primi obiettivi della neonata Sezione di Bergamo fu la realizzazione di un foglio di informazione che tenesse i contatti con tutti gli alpini, soprattutto con quelli della provincia, per informazioni sugli avvenimenti e sulle attività in corso. Venne così deciso di dar vita al “Bollettino mensile della Sezione di Bergamo”. Il primo numero venne alla luce nel gennaio 1923, e ne furono pubblicati 16 numeri mensili (redattore responsabile Mario Bernasconi), cioè fino al giugno 1924. La poca durata di questo bollettino è dovuta al fatto che era troppo scarno di notizie e di poco interesse per la massa degli scarponi. Serviva solo per i capi Gruppo per apprendere le disposizioni emanate dalla Sezione. Nel frattempo i paesi delle nostre vallate andavano a gara a costituire nuovi gruppi tanto che dai 1067 soci che si avevano nel 1927 ripartiti in 11 gruppi, nel 1929 si arriva a 3186 iscritti con 51 gruppi. Si sentì allora il bisogno di creare un nuovo giornaletto, che oltre alle notizie riguardanti l’attività sezionale con le comunicazioni ai dipendenti capi gruppo e la descrizione delle cerimonie svoltesi nei paesi, riportasse episodi vissuti in guerra,racconti, illustrazioni così da renderlo più interessante e più leggibile all’intera massa dei soci. Nacque così nel Marzo del 1929 “Lo Scarpone Orobico” con direttore responsabile Piero Guaitani. Qualche tempo prima l’Associazione Nazionale Alpini aveva preso il nome di: “10° Reggimento Alpini”; la Sezione di Bergamo era denominata “Battaglione Orobico” e comandata dal tenente Piero Guaitani prima, e il Ten. Luigi Calcaterra poi, Angelo Maranesi, Comandante del 10° Alpini, così telegrafava: “Sono assai grato al Prof. Guaitani dell’occasione che mi offre di rivolgere agli scarponi bergamaschi il mio affettuoso augurale saluto. L’iniziativa di questa pubblicazione di propaganda risponde interamente ad uno dei capisaldi del programma che mi sono proposto assumendo il comando del 10°; arrivare con la parola scritta, ove non sia quella parlata, dovunque si trovi uno scarpone, finchè tutti siano entrati nei ranghi”. Il nostro “Scarpone Orobico” non poteva aver migliore presentazione alla grande “famiglia verde” bergamasca. Volenterosi assunsero l’incarico della pubblicazione del nostro bollettino. Ricordiamo i consiglieri sezionali che si improvvisarono redattori: il rag. Dino Zampese prima ed il rag. Erminio Tosetti poi, che si adoperarono affinchè la veste tipografica assumesse sempre più una nitidezza di stampa, una disposizione accurata delle notizie e dei racconti che in ogni numero venivano pubblicati. E qui ci corre l’obbligo di ricordare con gratitudine quanti hanno collaborato: prima di tutti va citato «La Ecia» o il «Mulo Idro» al secolo G.M. Bonaldi autore del libro «Ragù» che con i suoi racconti rese sempre più ricercato lo «Scarpone»; Dino Zampese con «Quater ciacole in Foreria»: Vincenzo Schiantarelli che narrò «Come fu che da caporal maggiore venne promosso soldato semplice»; l’avv. Giovanni Rinaldi con i racconti di guerra; l’avv. Ranzanici che raccontò le sue avventure durante un volo in mongolfiera; Mario Bernasconi («bernassa» chiamato dagli amici) con articoli sportivi; l’avv. Ubaldo Riva, con diversi scritti; L. B. Sugliani e Bindo Missiroli che fu anche Vice Presidente della Sezione, e tanti altri collaboratori ai quali chiediamo venia se non sono stati ricordati nominativamente. Non vogliamo però dimenticare un altro grande amico che ha dato allo «Scarpone» una nota assai gaia: il pittore Giulio Masseroni che con i suoi disegni illustrò gli scritti degli amici sopraricordati. Lo «Scarpone Orobico» progredì sempre più e migliorò la presentazione: veniva aumentata la tiratura perchè dai primi 1067 soci si arrivò a 5500. Gli alpini lo leggevano attentamente e con interesse. Ma un bel giorno, anzi brutto giorno, lo «Scarpone» cessò la pubblicazione; lo comunicò il presidente Ing. Fermo Lecchi: «Disposizioni superiori vietano la pubblicazione di periodici a carattere provinciale». Il Comandante del 10°, Angelo Monaresi, così lo salutò: «Salutiamo il giornale che ripiega il suo modesto ma valoroso vessillo: nel saluto allo «Scarpone Orobico» e la gratitudine del comandante per quanti lo diressero e lo animarono della loro passione; è l’ammirazione per questa mirabile gente bergamasca che ha costellato il cielo degli eroi delle stelle più luminose, e che, ora, ha posto, fra esse, quella di tutte più luminosa, Antonio Locatelli, volatore, alpinista e poeta, tre volte medaglia d’oro, che ha nell’Africa la tomba, e fra le tre Cime di Lavaredo, l’altare della gloria». Quindi nel luglio 1937 lo «Scarpone Orobico» venne costretto ad ammainare la bandiera e la terrà ammainata per diversi anni, fino al Marzo del 1955, quando altri alpini lo fecero rinascere e dedicarono ad esso tutta la loro passione alpina, sapendo quanto questo modesto foglio fosse necessario alla vita della Sezione. La rinascita dello «Scarpone» coincise con una forte ripresa della vita della Sezione. Promotori della rinascita del giornale furono, accanto ad Alpini che continuavano una gloriosa tradizione come l’avv. Riva, l’avv. Rinaldi (direttore responsabile fino alla sua morte nel 1977), l’avv. Bonaldi, altri Alpini pieni di slancio e di genuina passione, come l’indimenticabile Carlo Bellazzi. Nel 1977 subentra come direttore Pino Capellini che sicuramente da una propria impronta al giornale e guida con perizia e professionalità la redazione. Nel 1991 dopo ripensamenti “lo Scarpone” cambia formato, le pagine sono 32 e la prima è a colori ma da trimestrale passa a soli tre numeri annuali. Decisione questa molto sofferta ma il forte rincaro delle spese postali e le scarse risorse economiche della sezione non permettono altre scelte. Cappellini si commiata col primo numero del 1995 e gli subentra Antonio Beni personaggio ben noto non solo tra gli alpini bergamaschi ma anche all’estero per le sue numerose attività di solidarietà.

Alla fine del 1996 anche Beni lascia “lo Scarpone Orobico” e viene sostituito da Luigi Furia tuttora in carica. Nel corso del tempo cambiano il numero delle pagine: 36 coll’ultimo numero del 1993, 40 coll’ultimo numero del 1995. L’ultimo numero del dicembre 1999 porta un’altra novità: tutta la rivista è a colori; ma non basta: dal 2000 le pagine passano da 40 a 48. Ed è giusto ricordare che questi ultimi due cambiamenti sia per la migliore preparazione tecnica della redazione, sia per le nuove tecnologie grafiche ma anche per la disponibilità delle grafiche Ferrari non hanno comportato alcun aumento dei costi di produzione anzi hanno consentito un piccolo risparmio economico. Quale Scarpone nei suoi diversi mutamenti sia il migliore sicuramente è impossibile dirlo. Forse i colori di adesso danno un’altra immagine ma i primi numeri sono stati realizzati in tempi difficili e con scarse tecnologie; però essi costituiscono una buona parte della memoria storica della sezione alla quale abbiamo attinto copiosamente per la realizzazione del libro commemorativo per l’80º di fondazione della sezione

 
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