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ADDIO A ENZO CREPALDI COLONNA DEGLI ALPINI OROBICI |
| "Siate sempre galantuomini. Alpini, date l'esempio". Questa frase la ripeteva spesso. E lui l'esempio l'ha dato davvero, per tanti anni, in tanti discorsi, ma anche nei ricordi di una guerra che aveva vissuto sulla propria pelle. Gli alpini sono "veci" e "bocia": Enzo Crepaldi, che nel 1942 aveva interrotto una brillante carriera da medico per curare i feriti al fronte, era il "vecio" che tutti conoscevano, stimavano. Sottotenente medico del 5° Reggimento Alpini della "Tridentina" poi inviato sul fronte russo, Crepaldi è stato a lungo presidente della sezione Ana di Bergamo: è morto all'età di 96 anni. |
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| "Lascia un grande vuoto, ma anche molti ricordi e insegnamenti - dice il nipote Paolo Rota - a noi, in famiglia, ma anche fuori. Mio zio era molto conosciuto. Ricordo che, ad esempio, quando arrivava in Valle Brembana per le feste degli alpini veniva accolto con grandissimo calore: era stato medico condotto fra Mezzoldo, Valtorta, Piazzatorre. Ora sono rimasti pochi dei suoi antichi pazienti, ma tutti in paese avevano finito per conoscerlo, e quando saliva in Valle era una festa, lui lo amava moltissimo". |
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| Crepaldi era noto anche perché è stato una colonna portante della sezione bergamasca dell'Ana, cui aveva dedicato energia e passione fino a diventarne presidente, dal 1985 al 1991, e poi anche presidente onorario. era proprio lui alla guida dell'Associazione quando, nel 1986, Bergamo ospitò l'adunata nazionale: "A ogni festa teneva un discorso, ne avrà tenuti cento, mille - ricorda ancora il nipote -. Parlava della ritirata di Russia, che lui stesso aveva vissuto, e chiedeva di ricordare i Caduti, sempre". "Un pensiero speciale - Aggiunge Elio Carrara, segretario della Sezione Ana di Bergamo e molto amico del presidente onorario - andava anche ai dispersi. Perché diceva che non si sarebbe mai tolto dalla mente le immagini di quelle mamme disperate che, con una fotografia, cercavano i loro figli che dalla Russia non sarebbero mai tornati". |
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| Enzo Crepaldi nella ritirata di Nikolajewka aveva rischiato di morire, con i piedi congelati e stremato lungo la strada ghiacciata. Poi un ufficiale l'aveva caricato sulla sua slitta e l'aveva riportato a casa. "Della guerra raccontava la sofferenza, il dolore degli uomini. Perché era un dottore, un bravo dottore, e certe cose lo toccavano nel profondo", aggiunge Carrara. |
| Crepaldi era stato medico per una vita. Dopo gli studi all liceo classico Sarpi si era laureato in medicina. Poi la chiamata alle armi, la guerra, l'arruolamento come ufficiale medico fra gli alpini che, dicono i nipoti, "per molti aspetti hanno rappresentato parte della sua famiglia". Ritornato dalla Russia, riprese la professione di medico di base e poi pediatra specialista. "Ha ben rappresentato - spiegano i parenti - la figura del vecchio medico dei tempi passati, attento al rapporto umano che non gli era difficile dimostrare grazie al carattere estroverso. Talvolta burbero, nascondeva una grandissima carica di umanità". Per tanti anni medico del Teatro Donizetti, viveva in città e non si era mai sposato. |
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Anna
Gandolfi Articolo tratto da L'ECO DI BERGAMO di martedì 29 aprile 2008 |