Verona, 29 dicembre 1990 – muore Giulio Bedeschi, “Alpino, medico e scrittore”, come lui stesso amava definirsi, dopo essersi laureato in medicina all’università di Bologna frequenta la scuola allievi ufficiali, terminata nel 1940.
Arruolatosi volontario per la campagna di Grecia, Bedeschi partecipò come sottotenente medico nel II btg dell’11º Fanteria, divisione “Casale”, poi venne trasferito alla 13ma Batteria del Gruppo Conegliano, 3º Reggimento Artiglieria da Montagna, divisione alpina “Julia” con cui partecipò alla campagna italiana di Russia. Sopravvisse alla tragedia della ritirata.
Dopo l’8 settembre 1943 si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano e comandò la XXV Brigata Nera “Arturo Capanni” di Forlì.
La fine delle ostilità trovò il suo reparto dislocato nella zona di Thiene a fronteggiare la resistenza vicentina, ingaggiando pesanti scontri con le brigate partigiane della zona, fino alla resa.
Successivamente alla resa, alcuni brigatisti neri della “Capanni” furono uccisi sul posto mentre altri 25 furono prelevati da una squadra di partigiani forlivesi e fucilati senza processo. Si ignora tuttora il ruolo avuto da Giulio Bedeschi in tali ultime vicende.
La Commissione provinciale di Forlì per l’applicazione di sanzioni a carico di fascisti politicamente pericolosi, giudicandolo “fascista politicamente pericoloso” lo invitò a comparire il giorno 24 aprile 1946 per essere interrogato”, ma stante la sua scomparsa ciò non avvenne ed egli «federale repubblichino di Forlì, fuggito al Nord, latitante» fu di conseguenza privato dei «diritti elettorali attivi passivi per anni dieci».
Secondo lo storico Benito Gramola, che sul tema ha pubblicato un libro, questi si sarebbe nascosto presso conoscenti salvando la vita. Si sarebbe successivamente trasferito in Sicilia, ove avrebbe trascorso i primi anni del dopoguerra senza timore di rappresaglie. Le emozioni ed esperienze vissute e raccolte, furono la base del suo libro capolavoro,
Centomila gavette di ghiaccio. Scritto nel 1945-46 e terminato definitivamente nel 1948, venne riscritto dopo aver perso la prima stesura durante l’alluvione del Polesine del 1951, dopo una serie di rifiuti, trovò un editore (Mursia) che lo pubblicò nel 1963. Il libro vinse il Premio Bancarella l’anno successivo.
Nel 1966 pubblicò un secondo libro,Il peso dello zaino. Dopo questo furono dati alle stampe molti altri suoi libri tra cui: La rivolta di Abele; Gli Italiani in Russia; Nikolajewka: c’ero anch’io; Fronte greco-albanese: c’ero anch’io; Fronte d’Africa: c’ero anch’io; Fronte russo: c’ero anch’io; Il Corpo d’Armata Alpino sul fronte russo.
Nel 2004 esce postumo il libro Il segreto degli alpini, raccolta di scritti dell’autore vicentino, sempre edito da Mursia e curato dalla moglie, Luisa Vecchiato Bedeschi, che ne realizza tra l’altro la breve e toccante introduzione. Nel libro vengono citate le esperienze del tenente al fronte, specie nella raccolta di lettere dal fronte russo, datate 1943.
Prima di queste una serie di aneddoti che contraddistinguono il corpo degli alpini, ricordi affettuosi e ricostruzioni dettagliate del cappello alpino, dei fedeli muli e del fucile 91 rendono il libro un insieme coinvolgente ed eterogeneo dell’esperienze vissute dall’autore.
Gli incontri con i suoi compaesani Bepi De Marzi e il paroliere Carlo Geminiani hanno ispirato alcuni dei canti alpini e popolari più belli del musicista e compositore vicentino: Joska la rossa, l’Ultima notte, Il ritorno, Le voci di Nikolajewka, Il Golico.
Ad Arzignano inoltre, sua città natale, gli è stata dedicata la nuova biblioteca comunale.