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Tutti i Presidenti della Sezione dal 1921 ad oggi
Ubaldo Riva (1888-1963)
Presidente dal 1921 al 1922
L’avvocato Ubaldo Riva nacque ad Artogne, in Val Camonica il 3 gennaio 1888. Avvocato penalista dal 1909, fu il primo presidente della Sezione di Bergamo, dal 1921 al 1922, carica che il tenente colonnello si era ampiamente meritato. Partito volontario il 23 maggio 1915, partecipò con lo slancio che gli apparteneva, ad importanti combattimenti con i Battaglioni “Vicenza” e “Fenestrelle”. Ferito due volte, venne decorato con due medaglie d’argento al valor militare con le seguenti motivazioni: «Comandante di mezza compagnia in avanguardia, dopo aver in parte uccise e in parte catturate due pattuglie avversarie, affrontava con ardimentosa iniziativa numerosi nuclei nemici sistemati a difesa delle case sulla sinistra della colonna in ritirata e dando esempio mirabile, nella lotta corpo a corpo catturava il comandante di una compagnia nemica» (Longarone, 9 novembre 1917). Ancora: «Con mirevole slancio sotto l’intenso fuoco di artiglieria e le raffiche di mitragliatrici avversarie, trascinava il proprio plotone all’assalto di una forte posizione e benché gravemente ferito persisteva nell’azione» (Monte Asolane, 20 dicembre 1917). Acquisì inoltre una croce al merito di guerra con la seguente motivazione: «È stato esemplarmente in trincea a contatto col nemico per oltre trenta mesi: ferito gravemente all’Asolone» (20 dicembre 1917). Dopo un periodo di convalescenza alla Clementina in Borgo Palazzo, se ne tornò tra i suoi Alpini in Val Camonica per poi partecipare alle ultime fasi della guerra. Da menzionare anche la partecipazione ai seguenti fatti d’arme: Giogo dello Stelvio (agosto 1915), Punta Foratile (settembre 1916), Codisago (9 ottobre 1917). Fu congedato nel 1919 e nel 1940 fu richiamato nel Corpo d’Armata Autotrasportabile. Nel 1944 fu arrestato e detenuto per 8 giorni per ragioni politiche. Fu un abile oratore e per questo molto apprezzato e richiesto alle manifestazioni alpine. Memorabile fu il discorso che pronunciò nella chiesa delle Grazie davanti ai feretri dei fratelli Calvi, quando i resti degli eroi brembani tornarono a casa. Personaggio importante della cultura bergamasca, critico acuto e scrittore raffinato ed ironico, collaborò ad importanti testate editoriali, ottenendo numerose distinzioni e recensioni da prestigiosi critici letterari. Di lui spiccano numerose pubblicazioni che spaziano dalla critica letteraria ai taccuini di viaggio, dalle liriche ai quadretti di costume. Fra tutte sono da evidenziare: “Scarponate”, “Bergamascherie” e “Gli Alpini son fatti così”, titoli che possono essere accostati agli scritti del grande Paolo Monelli, anch’egli Alpino.
Se il bergamasco in genere è rappresentato come poco incline al riso e all’ironia, l’avvocato Riva rappresentava l’eccezione che conferma la regola. Scanzonato, arguto e disilluso, ma anche capace di grandi sacrifici e atti di valore. Partecipò proficuamente alla vita sezionale con un tatto ed uno spirito meravigliosi, propri di un autentico scarpone, da vecio can, come lui stesso usava appellarsi. Fu un esempio di amor patrio e di bontà soprattutto verso i più umili. Si spense nel 1963.
Alcide Rodegher (1885-1949)
Presidente dal 1922 al 1925
Del prof. Alcide Rodegher, classe 1885, nato a Romano di Lom bardia, non si hanno purtroppo, molte notizie. Sappiamo che egli fu Presidente sezionale dal 1922 al 1925. Durante la Grande Guerra, nel 1915, con il grado di tenente, ebbe il comando della 1a Compagnia Volontari del 5° Alpini, che annoverava tra le sue file valorosi “scarponi orobici” del calibro di Carlo Locatelli, fratello minore della triplice Medaglia d’Oro, caduto poi in azione di guerra. Alla fine di settembre dello stesso anno, promosso capitano, ebbe anche il comando della 2a Compagnia Volontari fino al febbraio 1916. In seguito, ricoverato in ospedale per malattia, dovette cedere l’incarico, con suo grande rammarico per la necessità di lasciare i propri Alpini, i quali avevano per lui stima, rispetto e simpatia. Pochi mesi dopo, Rodegher seppe farsi valere in combattimento e si guadagnò una medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione: «In una difficile posizione di montagna, dava prova di grande fermezza, coraggio ed intelligenza, riuscendo a condurre il proprio reparto all’assalto e alla conquista di una posizione nemica» (Monte Gardinal, 14-15 settembre 1916).
Dopo il congedo, si dedicò all’insegnamento. Fu un importante filatelico e botanico ed ha collaborato con padre Emilio Runa, grande esperto di fiori e piante caratteristiche della Bergamasca, della Valtellina e della Valcamonica.
Pietro Guaitani (1897-1968)
Presidente dal 1925 al 1930 e dal 1946 al 1949
Nato a Paladina il 24 gennaio 1897, durante il Primo conflitto mondiale combatté valorosamente sull’Adamello come sottotenente del 5° Alpini, Battaglione “Edolo”, guadagnandosi una medaglia di bronzo al valore militare. Questa la motivazione: «Durante tre giorni di combattimenti, fu sempre primo negli assalti, sereno d’animo, bell’esempio di slancio, di accortezza e di coragÂgio, animatore ed incitatore instancabile dei propri dipendenti» (Conca Presena, 26-28 maggio 1918).
A guerra finita, si dedicò all’insegnamento come professore di filatura nel Regio Istituto Industriale di Bergamo. Fu anche autore di testi specialistici quali: “La filatura del cotone”, “Le fibre tessili”, “Bergamo nell’industria tessile nazionale e mondiale: cotone, lana, canapa, lino, seta, rajon”.
Aderì all’Ana sin dalla sua costituzione, facendo parte del consiglio direttivo e divenendo Presidente sezionale nel luglio 1925, succedendo a Rodegher. Pietro Guaitani si avvalse della collaborazione di Antonio Leidi (vicepresidente), di Vittorio Leidi (segretario), di Giulio Brissolaro (cassiere) e dei consiglieri Gian Maria Bonaldi (meÂglio conosciuto come “La Ecia”), Aldo Pizzini, Marco Valli, Ettore Bravi. Guaita ni partecipò proficuamente all’attività sezionale, come dimostrano gli articoli sulla stampa alpina dell’epoca, come L’Alpino e Lo Scarpone Orobico.
Nominato consigliere nazionale, lasciò la guida del Battaglione Orobico, così si chiamava allora la nostra Sezione, nel 1930. Nell’ultima guerra mondiale venne richiamato con il grado di maggiore ed assegnato sempre al 5° Battaglione “Edolo” in Val Varaita, conseguendo poi il grado di colonnello. Alla fine della Seconda guerra mondiale venne rieletto Presidente, carica che mantenne fino al 1949. Fu tra i promotori della rinascita de Lo Scarpone Orobico e diede un appassionato, costante apporto alla Sezione. Divenuto preside, sotto la sua guida il citato Istituto venne completamente rimodernato. Morì nel 1968.
Luigi Calcaterra (1897-1941)
Presidente dal 1930 al 1936
Luigi Calcaterra nacque a Cavernago il 13 luglio 1897. Già capogruppo di Almenno San Salvatore, venne eletto Presidente nel 1930 al posto di Pietro Guaitani, carica che mantenne fino al 1936. Con il grado di sottotenente di complemento del 7° Reggimento Alpini, durante la Prima guerra mondiale, Luigi Calcaterra venne insignito di medaglia d’argento per l’azione sul Costone Roccioso di Mesniack, il 21 agosto 1917, con la seguente motivazione: «Comandante di un plotone isolato, sprezzante del pericolo e dando esempio di mirabile ardimento, si slanciava con pochi uomini all’attacco di una mitragliatrice nemica, e catturatala dopo violento corpo a corpo, la metteva in azione contro l’avversario» (dal decreto luogotenenziale del 13 ottobre 1918). Guidò con passione e competenza la Sezione di Bergamo, che sotto la sua presidenza vide aumentare i propri Gruppi da 63 a 91, ricoprendo allo stesso tempo importanti incarichi civili e militari.
Si trasferì successivamente a Guastalla. Idealista e dotato di un grande amore patrio, partì volontario per il fronte greco-albane se con il 9° Reggimento Alpini della divisione “Julia”. Per i soliti misteriosi motivi di cui è permeata la vita militare, venne trasferito al 13° Reggimento Fanteria. Oui, con il grado di capitano, si offriva volontario per recapitare un importante ordine ad un reparto avanzato e, sebbene ferito, non desisteva dal compito affidatogli: “Scialesit 8 Febbraio 1941 “. RicoveraÂto nel 481° Ospedale da Campo, cessava di vivere il 9 marzo 1941, dopo aver espresso la volontà di essere sepolto con il fedele cappello alpino. Ottenne la croce al valor militare “sul campo”, che giunse ormai postuma, il 16 settem bre 1948, dall’allora Ministro della Difesa, l’antifascista Randolfo Pacciardi. Sepolto a Berat, in Albania, nel cimitero militare, le sue spoglie tornarono in Patria nel 1961, omaggiate da grande partecipazione di folla. Ora riposano nella cappella Locatelli-Milesi a Villa d’Almè.
Fermo Lecchi (1898-1962)
Presidente dal 1937 al 1940
Nato l’11 agosto 1898, durante la Grande Guerra, Fermo Lecchi è chiamato alle armi nella prima metà del 1917. Dopo aver frequentato il corso per ufficiali, da cui esce con il grado di sottotenente di complemento di fanteria, LecÂchi è destinato al deposito del 6° Reggimento Alpini a Mantova. Congedato con il grado di tenente, sarà poi promosso capitano per anzianità il 1° luglio 1935. Nel dopoguerra Lecchi consegue la laurea in Ingegneria e nel periodo interbellico lavora come ingegnere al riordino delle miniere di Oneta e Gorno per conto della Vieille Montagne. Successivamente entra alle dipendenze dell’Azienda Municipalizzata Acquedotti Civici di Bergamo, di cui sarà direttore dal 1935 fino alla fine della sua vita. Sempre nel dopoguerra, Lecchi si sposa con Carla Ambiveri. Dal matrimonio nasceranno nel 1925 le gemelle Bruna e Piera e nel 1931 Gianfranco. Molto intensa è l’attività di Lecchi nella Sezione di Bergamo dell’Ana. Nel giugno del 1931 risulta infatti consigliere sezionale e capogruppo di Oltre il Colle, Gruppo che all’epoca conta 40 soci. Va ricordato che Lecchi è fra i fondatori del Gruppo Alpini di Oltre il Colle nel 1930 e ne sarà il primo capogruppo, carica che terrà fino al 1932, per poi essere sostituito da Giovanni Fini. Nel settembre del 1934 Lecchi è ancora consigliere sezionale, ora però in veste di capogruppo di Gorno, gruppo che conta 31 soci. Fra il 1937 ed il 1940 Fermo Lecchi ricoprirà l’importante carica di Presidente della Sezione di Bergamo dell’Ana. Si trova a guidare la sezione in un periodo particolarmente complicato, in cui si è ulteriormente accentuato il controllo da parte del regime fascista su tutte le realtà associative italiane.
Nel luglio del 1937 Lecchi sarà costretto dal regime a sospendere la pubblicazione de Lo Scarpone Orobico e lo comunicherà attraverso questo stringato ma sofferto messaggio: «Disposizioni superiori vietano la pubblicazione di periodici a carattere provinciale». Lecchi coltiverà comunque svariati rapporti di amicizia all’interno del mondo alpino bergamasco, come ad esempio con Pietro Guaitani, Presidente sezionale dal 1925 al 1930 e dal 1946 al 1949.
Addirittura, Bruna, una delle sue figlie, sposerà Fermo Riva, figlio di Ubaldo, primo Presidente sezionale. Lecchi muore la mattina di mercoledì 2 maggio 1962, dopo breve malattia, presso la Divisione Medicina Il dell’Ospedale Maggiore di Bergamo. I funerali hanno luogo alle 10.15 partendo dalla sede degli Acquedotti Civici di via Suardi e, come si deduce dai necrologi pubblicati all’epoca sulle pagine de L’Eco di Bergamo, vi partecipa una grande moltitudine di persone, fra cui, in prima fila, i vertici sezionali dell’Ana, le autorità comunali e figure di spicco della vita culturale cittadina. In un necrologio pubblicato sempre su L’Eco, l’amico Guaitani definisce Lecchi «fraterno amico sino dalla giovinezza e valoroso Compagno d’armi». Le spoglie di Lecchi riposano tuttora nel Cimitero Monumentale di Bergamo.
Giovanni Gori (1899-1969)
Presidente dal 1949 al 1969
Sotto la sua guida sono nate importanti istituzioni come la Fondazione Sora, la Festa del Bocia, il Trofeo Sora e la realizzazione del monumento all’Alpino, inaugurato nel marzo del 1962 durante l’Adunata nazionale.
Giovanni Gori nacque il 21 novembre 1899 a San Marino da cittadini italiani. Suo padre, il nonno Giuseppe, era console italiano della Repub blica ed insegnante di lettere al liceo locale. Giovanni crebbe in una famiglia di semplici, solidi e sani principi, caratterizzata dalla dolcezza e dall’operosità della madre, dall’autoritarietà del padre e dalla vivacità dei fratelli. La sua adolescenza finì quando, allo scoppio della Prima guerra mondiale, non ancora diciottenne, nel giugno del 1917, per puro amor di Patria si arruolò negli Alpini, anche perché gli furono riconosciute doti fisiche eccezionali. Quello che accadde poi è storia. Per il suo eroico comportamento, il giovane caporale porta-ordini del 7° Reggimento Alpini, Battaglione “Feltre”, venne decorato con Medaglia d’Argento con la seguente motivazione: «Durante violento bombardamento più volte percorreva la linea, per portare ordini al suo comandante di plotone, ed al momento di un attacco nemico, accorreva in trincea fra i primi per respingerlo. Ferito ad una gamba, solo quando il nemico desisté dall’attacco, abbandonava il combattimento, la qual cosa concorse a fargli congelare un piede» (Monte Valderoa, 14-15 dicembre 1917). Dopo circa quattro mesi di convalescenza, nell’aprile del 1918 entrò nella Scuola Militare di Modena. Sottotenente di prima nomina, in forza al 5° Reggimento Alpini, Battaglione “Monte Tonale”, venne nominato comandante del reparto arditi e tornò in zona di guerra sulla Pala Bianca, sulle cime dell’Adamello. Nominato tenente nell’aprile del 1920, lasciò il fronte nel successivo mese di dicembre.
Posto in congedo, Gori riprese gli studi interrotti e conseguì la maturità classica presso il liceo di San Marino. In seguito, si recò a Milano, dove si iscrisse alla facoltà di Chimica. Conseguì a Pavia la laurea in Chimica pura nel dicembre 1924. Nel maggio del 1927 si sposò, iniziando a Milano la sua attività lavorativa con una propria azienda operante nel settore elettrochimico. A Milano nacquero i primi tre figli, di cui una morta prematuramente. Nel 1930 trasferì l’azienda a Bergamo, dove nacquero altri tre figli. Dedicò tutto se stesso alla famiglia, al lavoro ed agli Alpini, di cui per vent’anni, dal 1949 al 1969, fu Presidente, avendo sempre presenti i giorni passati al fronte, di cui con sacralità e nostalgia spesso parlava. I suoi svaghi erano le gite in montagna e la caccia. La malattia, subdola e silenziosa, manifestatasi negli ultimi anni della sua vita, che il “ragazzo del ’99” non voleva accettare, soltanto fisicamente aveva indebolito il suo cuore generoso, né aveva mutato il suo carattere volitivo, gioviale e cordiale con tutti. La sua tragica ed inattesa scomparsa, avvenuta il 3 aprile 1969, arrivò improvvisa, a seguito di un infortunio sul lavoro. «Fu come se ci fosse crollato il mondo addosso – dice la figlia Silvana – ed il nostro vivere si fosse arrestato; […] senza […] l’uomo più importante della nostra vita».
Leonardo Caprioli (1920-2013)
Presidente dal 1969 al 1984
Nasce a Bergamo il 24 novembre 1920. Dopo aver frequentato il Liceo Classico Sarpi, si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia a Milano ma, a 21 anni, abbandona gli studi per arruolarsi negli Alpini. Alla fine del corso ad Aosta, viene nominato sergente ed assegnato al 7° Reggimento Alpini, poi al 6° e, infine, superato il corso ufficiali, al 5° con il grado di sottotenenÂte. Nel luglio 1942 parte per la Russia e fa parte del Battaglione
“Edolo”, con cui ha combattuto per tutta la campagna, pur venendo aggregato alla compagnia controcarri reggimentale a Rossosch. Durante la ritirata, ha comandato il plotone mitragliatrici della 52a Compagnia che ha condotto in battaglia, il 26 gennaio, a Nikolajewka. Nell’aprile 1943 torna in patria e termina l’università , laureandosi nel 1945. Si è sposato con Anna Callioni, da cui ha avuto quattro figli. Regolarmente iscritto alla Sezione di Bergamo dell’Ana, ha percorso tutte le tappe del cursus honorum associativo, diventandone Presidente sezionale nel 1969, alla morte di Giovanni Gori, suo predecessore. Durante il suo quindicennio ai vertici dell’Associazione Nazionale Alpini, Caprioli ha avuto un ruolo determinante nell’organizzazione degli aiuti al Friuli terremotato (197 6). Inoltre con lui hanno preso il via numerose iniziative sezionali che hanno dato una nuova impronta civile e solidale all’associazione: la nascita dei primi nuclei antincendio, embrioni del grande progetto sulla Protezione Civile (1974) e, soprattutto, la casa per bambini miodistrofici di Endine Gaiano (1975-1977), che ha inaugurato la filosofia voluta dal presidente: “Ricordare i morti aiutando i vivi”. Nel 1984 ha abbandonato tale carica per assumere quella di Presidente nazionale dell’Ana, incarico che ha mantenuto ininterrottamente fino al 1998 quando, per motivi di salute, ha dovuto abbandonare, pur rimanendo Presidente onorario. Tra le moltissime sue iniziative, va ricordata soprattutto la creazione dell’asilo di Rossosch. Il 24 maggio 1985 viene ufficialmente costituita la Federazione Internazionale Soldati di Montagna. Inoltre, all’Adunata nazionale del 1986, a Bergamo, sfilano gli automezzi del nascente Ospedale da Campo Ana che riceverà il suo battesimo nel 1989 intervenendo a Spitak in Armenia, in soccorso della popolazione colpita duramente dallo scisma del dicembre 1988. È stato l’ultimo Presidente nazionale ad aver partecipato personalmente ad un conflitto. Nardo Caprioli è stato nominato prima commendatore (1986) e poi grand’ufficiale (1989) dell’ordine al merito della Repubblica. In occasione della trentesima Adunata sezionale, il vessillo sezionale, scortato dal consiglio direttivo, è stato seguito dall’Alpino Marco Caprioli, che ha retto su un cuscino tricolore il cappello del papà Nardo. A chiusura della cerimonia, il momento più toccante: il dono del cappello alpino di Leonardo Caprioli da parte del figlio Marco alla Sezione di Bergamo, nella persona del vicepresidente Antonio Arnoldi, emozionati entrambi, con l’intento di conservarlo nel Museo sezionale.
Enzo Crepaldi (1912-2008)
Presidente dal 1985 al 1991
«Siate sempre galantuomini. Alpini, date l’esempio!». Ripeteva spesso questa frase. Ed Enzo Crepaldi ha dato davvero l’esempio, per tanti anni, in tanti discorsi ma anche nei ricordi di una guerra che aveva vissuto sulla propria pelle. Enzo, che nel 1942 aveva interrotto una brillante carriera da medico per curare i feriti al fronte, era il vecio che tutti conoscevano e stimavano. Sottotenente medico del 5° Reggimento Alpini della “Tridentina”, in seguito inviato sul fronte russo, Crepaldi è stato a lungo Presidente della Sezione Ana di Bergamo. È morto all’età di 96 anni. «Lascia un grande vuoto, ma anche molti ricordi e insegnamenti – dice il nipote Paolo Rota – a noi, in famiglia, ma anche fuori. Mio zio era molto conosciuto. Ricordo che, ad esempio, quando arrivava in Valle Brembana per le feste degli Alpini veniva accolto con grandissimo calore: era stato medico condotto fra Mezzoldo, Valtorta, Piazzatorre. Ora sono rimasti pochi dei suoi antichi pazienti, ma tutti in paese avevano finito per conoscerlo e quando saliva in Valle era una festa; lui lo amava moltissimo». Crepaldi è noto anche perché è stato una colonna portante della Sezione bergamasca dell’Ana, cui aveva dedicato energia e passione fino a diventarne Presidente dal 1985 al 1991, poi presidente onorario. «Un pensiero speciale – dice Elio Carrara, segretario della Sezione ANA di Bergamo e molto amico del Presidente onorario – andava spesso ai dispersi. Diceva che non si sarebbe mai tolto dalla mente le immagini di quelle mamme disperate che, con una fotografia, cercavano i loro figli che dalla Russia non sarebbero mai tornati». Enzo Crepaldi nella ritirata di Nikolajewka aveva rischiato di morire, con i piedi congelati e stremato lungo la strada ghiacciata. Poi un ufficiale l’aveva caricato sulla sua slitta e l’aveva riportato a casa. Crepaldi era stato medico per una vita. Dopo gli studi al Liceo Classico Sarpi, si era laureato in Medicina. Poi la chiamata alle armi, la guerra, l’arruolamento come ufficiale medico fra gli Alpini che, dicono i nipoti, «per molti aspetti hanno rappresentato parte della sua famiglia». Ritornato dalla Russia, riprese la professione di medico di base e poi pediatra specialista. «Ha ben rappresentato – spiegano i parenti – la figura del vecchio medico dei tempi passati, attento al rapporto umano che non gli era difficile dimostrare grazie al carattere estroverso. Talvolta burbero, nascondeva una grandissima carica di umanità ». Per tanti anni medico del Teatro Donizetti, viveva in città e non si è mai sposato.
Ha scritto Anna Gandolfi su L’Eco di Bergamo di martedì 29 aprile 2008: «L’impegnativo compito di guidare la Sezione dopo un personaggio della dimensione di Caprioli venne assolto da un alpino all’altezza della situazio ne, Enzo Crepaldi, che portò la sua signorilità e la sua gentilezza ai vertici dell’Ana bergamasca, dal 1985 al 1991 [… ]. Il suo fu un mandato all’insegna della continuità , ma in cui le scelte introdotte dal suo predecessore furono rafforzate, perfezionate e portate a compimento, sempre sotto il velo di understatement da vero signore».
Alessandro Decio (1935)
Presidente dal 1991 al 1997
La sua vita alpina inizia nel 1954 quando, dopo aver frequentato il 19° Corso Allievi Ufficiali di Complemento ad Ascoli Piceno e poi a Cesano di Roma, svolge il servizio militare nella Brigata Alpina “Tridentina”, 6° Reggimento, Battaglione “Trento” e, in seguito, nel Battaglione “Bassano” a San Candido, concludendo il servizio di leva nel 1958 con il grado di Sottotenente. Nello stesso anno del congedo, ancora in armi, partecipa alla sua prima Adunata na zionale a Trento e, da fresco congedato, si iscrive all’Associazione Nazionale Alpini. Il Presidente sezionale Gori gli affida l’incarico di alfiere. Ricopre, in seguito, il ruolo di aiuto tesoriere, revisore dei conti per oltre trent’anni, consigliere sezionale, vicepresidente e consigliere nazionale. Nel 1991 viene eletto alla carica di Presidente sezionale. Proprio in quell’anno, a maggio, si svolge a Bergamo l’ultimo giuramento della Brigata Orobica tanto cara ai bergamaschi e, nel 1993, il giuramento delle reclute a Clusone, preludio di quella cura dimagrante delle Truppe Alpine (e di tutto l’Esercito) che avrebbe condotto all’abolizione della leva militare.
Tra i numerosi episodi che maggiormente hanno caratterizzato la sua presidenza, va ricordato l’incontro con l’allora pontefice, Giovanni Paolo Il, avvenuto nel 1992, a Caravaggio. In occasione del decennale della Casa di Endine Gaiano, anziché organizzare una grande festa celebrativa, Decio propone di dotare la struttura di un laboratorio per il quale si impegna fortemente nella ricerca del terreno e nella successiva costruzione. Non è, infine, da trascurare il ruolo avuto da Decio nell’avventura della nuova sede sezionale di via Gasparini. Fu lui, infatti, a firmare nel 1995 l’atto notarile con cui la nobildonna Anna Maria Astori cedeva il cascinale di sua proprietà all’Ana – Sezione di Bergamo.
Giovanni Carobbio (1930-2017)
Presidente dal 1997 al 2003
Classe 1930, frequenta nel 1953 la Scuola Allievi Ufficiali di Ascoli Piceno e la Scuola di Artiglieria in Bracciano. Svolge il servizio mi litare con il grado di Sottotenente nel 5° Reggimento Artiglieria da Montagna, Gruppo “Bergamo”. Nel 1955 si iscrive all’Associazione Nazionale Alpini dove ricopre vari incarichi, tra i quali quello di capogruppo di Ponte Nossa (1975-1995), di coordinatore di zona della Media Valle Seriana, di responsabile della Casa per Disabili di Endine Gaiano, impegno che mantiene per vent’anni, di consigliere sezionale per due decenni. Durante la sua presidenza si verificano due fatti molto importanti per la Sezione di Bergamo: le celebrazioni per 1’80° di fondazione e l’inaugurazione della nuova, spettacolare sede di via Gasparini. Toccherà proprio a Gianni, dopo anni di lavoro da parte dei generosi volontari alpini bergamaschi, tagliare il nastro della nuova sede, benedetta a gennaio dal nostro cappellano, padre Stefano. L’inaugurazione ufficiale della nuova sede avviene a settembre, in occasione dei festeggiamenti per 1’80° anniversario della Sezione. In tale occasione Carobbio cura la prefazione di un pregevole volume, presentato dal Presidente nazionale in carica, Giuseppe Parazzini, nel quale, dopo uno snello sunto della storia degli Alpini e dell’Associazione Nazionale, vengono descritti, con notizie e suggestive immagini, i primi ottant’anni della Sezione bergamasca e dei suoi Gruppi.
Antonio Sarti (1939-2021)
Presidente dal 2003 al 2012
Classe 1939, svolge il servizio militare nella 5″ Compagnia Mortai di Merano” nel 1962-63 con il grado di sottotenente. Richiamato e promosso di grado nel 1969 e nel 1971, nella sua lunga affiliazione all’Associazione Nazionale Alpini, ha ricoperto numerose posizioni: consigliere del Gruppo di Scanzorosciate (1964-2018), consigliere e vicepresidente del consiglio direttivo della sezione (1971-2002), consigliere nazionale (1983-1989 e 1994-2000). È stato Presidente della Commissione Nazionale per la Protezione Civile, vicepresidente del Comitato Nazionale del Volontariato presso il Dipartimento della Protezione Civile, componente dell’Osservatorio Nazionale del Volontariato presso il Dipartimento Affari Sociali ed infine Presidente della Sezione di Bergamo con le elezioni del 2003. Dopo la partecipazione ai soccorsi per il terremoto in Friuli e la costruzione del Villaggio Bergamo a Lioni in Irpinia, ha accompagnato la nascita della prima realtà Ana di Protezione Civile costituendo le squadre di primo intervento. Da allora ha diretto, coordinato e partecipato a tutte le emergenze sul territorio nazionale e all’estero. Durante la sua presidenza si
sono recuperati alcuni fabbricati rurali attigui alla nuova sede, divenendo locali e magazzini per la Protezione Civile, sala consiglio, uffici, sale riunioni e si sono inoltre realizzati il cortile centrale della sede ed i parcheggi esterni. Ha organizzato le manifestazioni per 1’85° e il 90° di fondazione e, soprattutto, l’organizzazione e la gestione dell’Adunata nazionale svoltasi a Bergamo nel 2010, un vero e proprio fiore all’occhiello per la Sezione, che ha visto la presenza di oltre 500.000 persone e che ancora oggi è ricordato e apprezzato dall’intera famiglia alpina. È stato insignito dal Presidente della Repubblica dell’onorificenza di Commendatore.
Carlo Macalli (1951)
Presidente dal 2012 al 2017
Nato ad Azzone il 27 gennaio 1951. Dopo il 66° corso allievi ufficiali ad Aosta nel 1972, da sottotenente presta servizio al 2° Reggimento Alpini a Cuneo.
Viene richiamato da tenente al 3° Alpini alla 34a compagnia del Susa ad Oulx e da capitano ancora al 2° Alpini al Battaglione Saluzzo a Borgo San Dalmazzo. Viene nominato Maggiore nel 1998. Nell’Ana è stato consigliere e successivamente capogruppo a Vertova, suo paese di residenza, ove opera come architetto. Dal 1990 al 1995 è stato Sindaco del paese. In questo periodo Macalli contribuisce alla realizzazione del rifugio del Gruppo sul Monte Cavlera. Nel 1999 diviene coordinatore di zona in Valle Seriana e in seguito consigliere sezionale. Fa parte del comitato organizzatore dell’Adunata Nazionale Alpini di Bergamo del 2010 e del 90° di fondazione della Sezione nel 2011. Sotto la sua presidenza la Sezione intraprende i lavori di sistemazione della Caserma Fior di Roccia in Val Veny, sede di corsi per la Protezione Civile e campi scuola per i giovani. La proficua collaborazione con le Truppe Alpine consente di portare diversi ragazzi a frequentare corsi di avvicinamento alla montagna sia nel 5° sia nel 6° Reggimento Alpini, oltre che in Val Veny con il sostegno del Comando del Centro Addestramento Alpino. Alla Sezione di Bergamo, durante il suo mandato da Presidente, per viene in donazione una struttura alberghiera a Premolo. Il collegamento con i militari porta a Bergamo i Reparti Alpini, in particolare il 5° Reggimento e il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger” a fare attività addestrativa sulle nostre montagne ed esercitazioni di Protezione Civile con i volontari. Costan te è il rapporto Sezione/Truppe Alpine che consente l’attuazione, da parte di volontari bergamaschi, di interventi di Protezione Civile e attività congiunte ai reparti: in Libano per opere di recupero di un’area archeologica a Cana; in Kosovo per l’attivazione di una unità di soccorso alpino e una di disinfezione in ambito sanitario. Durante il mandato la Sezione partecipa con propri stand a edizioni della Fiera sulla montagna e alla Fiera dedicata ai piccoli, “Lilliput”, riscuotendo consenso e adesioni. Dal 2019 Macalli è consigliere nazionale dell’Ana e si interessa delle Adunate nazionali. Per l’emergenza sanitaria è stato incaricato di collaborare, a capo dei volontari Ana, alle attività logistiche di supporto ai reparti militari italiani del 7° Reggimento Cremona CBRN e di militari russi venuti ad operare con interventi di disinfezione nelle strutture residenziali per anziani e in altre strutture pubbliche.
Giovanni Ferrari (1948)
Presidente dal 2017 al 2021
Classe 1948, svolge il servizio di leva negli anni 1971-72. Svolge il CAR a Cuneo, da cui esce come “assaltatore” e, successivamente, viene destinato alla Brigata “Taurinense”, 4° Reggimento Alpini, Battaglione “Susa”, di stanza alla Caserma Berardi di Pinerolo (TO). Inquadrato nella 36a Compagnia “l’Ardìa”, si occupa dei fabbisogni logistici del Battaglione. Appena congedato, si iscrive all’Ana, Gruppo di Medolago, giusto in tempo per partecipare alla sua prima Adunata nazionale che, nel 1972, si svolse proprio a Milano. Nominato dopo poco, consigliere del Gruppo, nel 1980 lo troviamo coordinatore della Zona 3 – Isola Sud, mansione che mantiene fino al 1999, anno in cui diviene consigliere sezionale. Ha svolto anche un mandato (1980-1985) di consigliere comunale nella compagine di maggioranza di Medolago, con competenza sulla gestione dell’Acquedotto dell’Isola Bergamasca. Durante gli anni di Associazione, ha coordinato i lavori di restauro della quattrocentesca chiesetta dei Santi Gervasio e Protasio in Medolago, ha contribuito alla costruzione della sede di Gruppo, ha collaborato alla costruzione della Casa di Endine Gaiano e, come Presidente di commissione e responsabile della sicurezza di cantiere, ha profuso tutte le sue energie nei lavori per la nuova sede sezionale, dal 2° lotto fino alla conclusione dell’opera. Eletto Presidente della Sezione di Bergamo nel 2018, sotto il suo coordinamento si sono effettuati i lavori del cosiddetto “Sentiero Giovanneo” a Sotto il Monte Giovanni XXIII e ha promosso e coordinato tutte le azioni di supporto alle strutture sanitarie provinciali per il contrasto alla pandemia Covid-19, abbattutasi con violenza sull’intero territorio bergamasco.
Ultimo e tutt’altro che trascurabile impegno che ha caratterizzato la presidenza di Ferrari è consistito nella preparazione dell’importante traguardo che la Sezione di Bergamo si apprestava a celebrare, con tutta l’importanza che merita: il Centenario della sua costituzione.
Giorgio Sonzogni (1954)
Presidente dal 2021
È nato il 15 giugno 1954 a San Pellegrino Terme, ove risiede, coniugato con Raffaella, due figli, Simone e Stefania, nonno di Edoardo ed Andrea. Arruolato per il Servizio di Leva dal 1973 al 1974 a Merano presso la Caserma Cesare Battisti, nel 5° Reggimento Artiglieria da Montagna, Reparto Comando e Servizi Reggimentale. Ha raggiunto il grado di soldato semplice ed è iscritto all’Ana dal gennaio 1975. In ambito associativo, a livello di gruppo, di sezione e nazionale, sono numerose le esperienze e i prestigiosi incarichi ricoperti, sempre svolti con entusiasmo e genuino spirito “alpino”. Consigliere del Gruppo Alpini di San Pellegrino Terme dal gennaio 1990 al gennaio 1993; Capogruppo Alpini di San Pellegrino Terme dal gennaio 1993 al gennaio 2011; Coordinatore della Zona n°6 (media Valle Brembana ) dal 1996 al 2000; Consigliere Sezionale di Bergamo dal febbraio 1996 al febbraio 2002; Consigliere Sezionale di Bergamo dal febbraio 2007 al marzo 2013; Vice Presidente Sezionale dal marzo 2007 al marzo 2013; Componente Commissione Sportiva Sezionale dal febbraio 1996 al 1999; Responsabile della Commissione Sportiva Sezionale dal febbraio 1999 al 2001; Componente Comitato di redazione de Lo Scarpone Orobico dal febbraio 1997; Componente C.O.A. della 83a Adunata nazionale Bergamo 201O; Coautore del logo ufficiale della 83a Adunata nazionale Bergamo 201O; Consigliere Nazionale dal maggio 2000 al maggio 2006; Vice Presidente Nazionale dal maggio 2004 al maggio 2006; Componente Comitato Italiano 2002 AIM come delegato per le attività Ana; Responsabile della Commissione Protezione Civile Nazionale dal 2004 al 2006; Responsabile della Commissione Sportiva Nazio nale dal 2002 al 2006; Consigliere Nazionale dal maggio 2012 al maggio 2018; Responsabile della Rossosch dal giugno 2013 al giugno 2016; Componente Commissione PFM dal giugno 2012 al giugno 2015; Componente Commissione giovani dal giugno 2012 al giugno 2016; Componente Commissione Sport dal giugno 2012 al giugno 2016; Segretario del CDN dal giugno 2014 al giugno 2016; Vice Presidente Nazionale dal giugno 2016 al giugno 2017; Vice Presidente Nazionale Vicario dal maggio 2017 al maggio 2018; Responsabile e coordinatore della trasferta in Russia nel 2018 e dei due cantieri di lavoro, uno a Nikolajewka per la costruzione del Ponte degli Alpini e l’altro a Rossosch per i lavori di manutenzione straordinaria dell’Asilo “Sorriso”.
Responsabile e coordinatore nel 2014 del 5° Raduno nazionale a Bergamo; nel 2016 del 6° Raduno nazionale a Vicenza; nel 2018 del 7° Raduno nazionale a Forlì delle Fanfare dei Congedati delle Brigate Alpine; nel 2017 Responsabile e coordinatore del 4° Raduno nazionale dei Cori dei Congedati delle Brigate Alpine a Vicenza; nel 2017 Responsabile e coordinatore del 2° Convegno nazionale Ana sulla “Coralità Alpina” a Montecchio Maggiore. Consigliere del Gruppo di San Pellegrino Terme dal gennaio 2011 e tutt’ora in carica; dal gennaio 2020 vice Capogruppo. Consigliere Sezionale di Bergamo dal giugno 2020, nel 2021 viene eletto Presidente della Sezione Ana Bergamo.