“La cronaca fatta storia”  fu il titolo dato a questo documento, recuperato con immagini e testi che ripercorsero la nostra Storia Sezionale. 

1980 Caprioli Presidente Nazionale

Il 20 maggio 1984 si svolse a Milano l’annuale assemblea dei delegati. ’Il segretario dell’assemblea, assistito dagli scrutatori, invita i delegati a deporre nelle apposite urne le schede per l’elezione del presidente nazionale. Si ha il seguente risultato: Leonardo Caprioli voti 313
— Vittorio Trentini voti 294
— votanti 609
— schede valide 607
— schede nulle 2.
Non essendo stato ottenuto il quorum, si dà corso ad una seconda votazione, con il seguente risultato:
– Leonardo Caprioli voti 349
– Vittorio Trentini voti 239
– votanti 592
– schede valide 588
– schede bianche 8.
Il presidente dell’assemblea dichiara pertanto eletto alla carica di presidente nazionale il socio Leonardo Caprioli, presidente della Sezione di Bergamo”.

La notizia rimbalzò immediatamente a Bergamo e fu subito festa. “Lo Scarpone Orobico” titolò a piena pagina “Il ‘nostro’ presidente è diventato il presidente di tutti gli Alpini” e l’articolo di fondo era un affettuoso saluto al neo eletto. “Caro Presidente, lasciaci dire, attraverso le pagine del nostro vecchio “Scarpone” tutta la gioia e la soddisfazione per la tua nomina. Lasciacelo dire a nome di tutti noi, alpini bergamaschi, che abbiamo avuto il privilegio di averti come ‘nostro’ Presidente, e a nome di tutte le penne nere italiane.”

“Noi tutti che ti abbiamo visto raccogliere la preziosa eredità dell’indimenticabile ‘papà Gori’, sentiamo di far parte di una grande famiglia. Grande, tutta scarpona, un po’ … tumultuosa, come tutte le grandi famiglie, ma una gran bella famiglia. (…) Adesso la tua ‘famiglia scarpona’ si allarga; dai ventunomila che siamo (e siamo proprio un bel mucchio di gente), ti trovi ad averne trecentomila e passa. Roba da dare qualche pensiero. (…) Gioia, soddisfazione e anche rammarico, perché tutti i tuoi nuovi impegni inevitabilmente ti terranno un po’ lontano da noi. (…) Un grosso augurio, con tanto affetto, da tutti noi alpini bergamaschi”. 
Durante l’anno continuarono serrati i lavori al Lazzaretto e il 31 maggio il consiglio sezionale si potè riunire per la prima volta nella nuova sede per programmarne l’inaugurazione ufficiale che avvenne il 22 settembre. Una data importante per la storia degli alpini bergamaschi che intervennero in gran numero, accompagnati da ben 150 gagliardetti, dalla fanfara di Paladina e il coro Penne Nere di Villa d’Almè. Durante la cerimonia furono consegnati attestati agli alpini che si erano particolarmente distinti durante i lavori. Ai Gruppi che avevano contribuito alla realizzazione, garantendo ogni settimana la presenza di squadre di volontari, fu consegnata una bella targa ricordo. Dopo i discorsi ufficiali mons. Marco Farina benediva un nuovo labaro della Sezione, al quale ha fatto da madrina la signora Nuccia Milesi, e la nuova sede. Il nastro tricolore
venne tagliato dalla vedova dell’ing. Marchiò, signora Cesira.
Ma le soddisfazioni non erano ancora finite. Quale ciliegina sulla torta “Lo Scarpone Orobico” ricevette un importante e significativo riconoscimento, venne premiato come migliore giornale di tutta la “stampa verde”. E non ci sembra poco.

Il 1985 si apre con una grande perdita per la famiglia alpina, il 3 marzo muore Franco Bertagnolli, il presidente nazionale sotto la cui competente guida fu scritta “la più bella pagina della nostra vita associativa”, l’intervento a favore dei Fradis Furlans, colpiti dal terremoto. Il vessillo nella nostra Sezione, accompagnato da numerosi alpini bergamaschi, era presente all’estremo saluto ad un grande alpino e un grandissimo uomo.

Alla guida della Sezione viene eletto il dott. Enzo Crepaldi, il presidente galantuomo, che con la sua bonomia e la sua signorilità saprà farsi amare da tutti i suoi alpini. Sotto la sua guida, caratterizzata dalla sua affabilità con tutti, verranno raggiunti ulteriori prestigiosi traguardi sulla via della solidarietà alpina e della vita associativa.

Su “Lo Scarpone Orobico” del gennaio-marzo 1985 apparve la notizia che l’ Adunata nazionale nel 1986 si sarebbe tenuta a Bergamo. Le prime attenzioni riguardarono il monumento all’ Alpino che mostrava qualche acciacco, delle lastre si stavano staccando e la roggia minava il piazzale circostante. Mentre fervevano i preparativi, incominciò una serrata azione nei confronti del Comune perché rimettesse tutto a posto. La città del Presidente nazionale non poteva fare brutte figure.

E non ne fece. All’indomani dell’adunata il quotidiano più diffuso della provincia titolò in prima pagina :”Con gli alpini una delle giornate più felici della storia di Bergamo” a cui seguivano, internamente, ben sette pagine di cronaca. Entusiastici i commenti come quello di Pino Cappellini: “Per la cronaca di questa giornata bisognerebbe incominciare dalla fine. Ossia da quando hanno cominciato a passare gli alpini bergamaschi che chiudevano il corteo.
La folla, che fino a quel momento aveva salutato ed applaudito senza un momento di tregua, è andata in delirio. Gli applausi, le grida, i fiori lanciati dai balconi, lo sventolio dei tricolori, hanno composto un quadro che che non verrà dimenticato tanto facilmente.”

“Non c’è alcun dubbio. Quella di ieri è una delle più belle adunate nazionali degli alpini, sia per partecipazione che per esiti. Si calcola che davanti alle tribune siano transitati qualcosa come 150.000 alpini, mentre un numero ancora maggiore ha fatto ala al corteo.
La sfilata è stato il momento culminante di una riuscitissima adunata, che ha dimostrato come Bergamo, di solito descritta come una città un po’ chiusa, riservata nei suoi sentimenti, sia di cuore grande e generoso. Ha accolto gli alpini come fratelli, ha dato loro piena ospitalità, venendo ripagata da un entusiasmo genuino e sincero. Anche questo non verrà dimenticato”,.

1985 nasce la Protezione Civile

Il presidente Enzo Crepaldi, con il consiglio direttivo al completo, sfila davanti a 15.000 penne nere e ben 228 gagliardetti. Il giornalista Daniele Vimercati così commentò: “La sfilata dei bergamaschi è immensa, infinita, passano penne nere a migliaia e sembra l’esercito più grande del mondo. Finalmente gli alpini orobici sbucano in via Roma ed è un trionfo. Sotto i palchi passano a file compatte, qualcuno perde il passo ma si capisce, c’è un po’ d’emozione e poi qualcuno ha finito il servizio militare da trent’anni, il passo non è più quello di un tempo. Ma sono tutti bellissimi, con il loro cappello di panno, o almeno così paiono a chi li guarda e sente che questo giorno non sarà facile da dimenticare. Uno dopo l’altro, sfilano l’alpino di Bergamo e quello di Clusone, lo scalvino e il trevigliese, e tutti hanno sul volto la stessa espressione gaia e schietta, quella che ti fa dire: è un alpino, ci si può fidare”.
Alcune interessanti novità caratterizzarono l’imponente sfilata: il passaggio di tre grandi autoarticolati che portavano pesanti ‘containers’ dell’ospedale da campo, che fece la sua prima comparsa proprio in tale occasione; e la partecipazione alla manifestazione delle rappresentanze delle truppe di montagna dell’ Austria, della Francia, della Germania e degli Stati Uniti. Quindi un’adunata storica oltre che memorabile.

PROTEZIONE CIVILE E SOLIDARIETA’ ALPINA

Gli anni ’80 sono quelli che segnano in modo particolare l’organizzazione della Protezione Civile Volontaria dell’associazione.
Nell’ottobre 1985 un’assemblea straordinaria modifica lo Statuto, introducendo all’art. 2, comma e), la dizione: “concorrere quale Associazione volontaria, al conseguimento dei fini dello Stato e delle pubbliche amministrazioni in materia di protezione civile, in occasione di catastrofi e calamità naturali”.

E in quegli anni che prende forma l’ospedale da campo dell’A-
NA. Come scrisse nel 1986 lo “Scarpone”: “è certamente stato il periodo durante il quale i nostri alpini hanno potuto per la prima volta uscire allo scoperto” con alcune esercitazioni, proprio quell’anno, tra cui quella nazionale del Monte Baldo, a cui Bergamo partecipò con 65 volontari, e quelle provinciali di “Alpini 1” a Cisano, con la partecipazione di oltre 300 volontari, e “Alpini 2” a Rovetta, effettuata in stretto contatto con il Gruppo medico-chirurgico dell’Ospedale da campo. Sono ben rappresentate anche la “Squadre antincedio boschive” che, dopo la formazione della prima squadra in seno al Gruppo di Villa d’Almè nel 1974, si erano costituite in vari Gruppi raggiungendo un effettivo di 150 uomini con equipaggiamento e attrezzature appropriate. In quegli anni presero forma anche un apposito ministero e la legge sulla protezione civile. Il Presidente nazionale nell’assemblea ordinaria del 1987 ricorda che “con la modifica dell’art. 2 del nostro Statuto, ’ANA ha dichiarato la sua disponibilità ad una eventuale collaborazione, del tutto volontaria, a questa importantissima iniziativa”.

Nel primo numero del “L’ Alpino” del 1987, Antonio Sarti, bergamasco, responsabile nazionale della Protezione civile, scrisse : “E’ un campo all’interno del quale si concretizza la nostra generosità, il desiderio di aiutare gli altri e che nel passato vedeva atti di fratellanza e di amore concretizzarsi sui campi di battaglia, mentre ora si estrinseca nell’aiuto alle popolazioni colpite da calamità naturali, nello stendere il braccio al fratello che più ha bisogno di aiuto”. In quell’anno si svolse anche il “I Congresso Nazionale della Protezione Civile” e venne presentata al Prefetto di Bergamo l’organizzazione della Protezione civile dell’ ANA. Ma la generosità degli alpini, poco incline a schemi, è sempre stata grande e straripante. Ogni Gruppo, singolo o aggregato, continua a portare avanti iniziative di solidarietà come quelli che collaborarono a donare nel 1986 un Centro Emodialisi all’ospedale di Trescore Balneario; oppure come gli alpini di Dalmine che l’anno successivo s’impegnarono per il Centro Polifunzionale per Handicappati, realizzato con la collaborazione di vari Gruppi alpini e associazioni volontarie; oppure come gli interventi fatti per la Comunità Emmaus di Chiuduno e dell’Istituto Angelo Custode di Predore dai Gruppi della Valle Calepio e Basso Sebino. Che dire poi delle ingenti somme raccolte per il Centro Tumori di Milano, antesignano e promotore il Gruppo di Calolziocorte? E delle continue quotidiane attenzioni dedicate al mantenimento della Casa di Endine? Una catena di solidarietà che non conosce né schemi né limiti, Come i sentimenti che albergano nei cuori generosi. La solidarietà non potrà mai essere un mestiere, né potrà mai essere regolata da scartoffie. Se questo avverrà non sarà più solidarietà

Gli anni '80 - '90

ANGELI DALLA FACCIA SPORCA

Negli anni ’80 si notano anche i primi segni tesi al ridimensionamento della leva alpina, “cinicamente progettato da coloro che hanno la possibilità di volerlo, persone che, come da decenni avviene, ti dicono una cosa e poi ne fanno un’altra. Non passa occasione che una personalità del mondo politico non assicuri l’ ANA che non ci sarà nessun ridimensionamento delle Truppe Alpine.
In realtà stanno lavorando per ridurre l’organico alpino in Italia.
I segni premonitori di questa lenta corrosione ci sono. I segni
premonitori dei tentativi di incrinare la spina dorsale della noStra Associazione, rappresentata dall’organico delle Truppe Alpine, esistono e come”. E l’allarme si dimostrerà fondato.

Ma gli alpini sono messi all’erta da un altro allarme: a metà luglio del 1987, nel breve volgere di pochi giorni, la Valtellina è sfigurata e mutilata da una tragica serie di calamità naturali. Grave situazione anche in Valbrembana. I nuclei di Bergamo sono tra i primi ad intervenire per portare in salvo uomini, bestie materiali, e liberare case dal fango. In quell’occasione un quotidiano li battezzò gli “angeli dalla faccia sporca”, ed essi ancora una volta hanno mirabilmente dato prova delle loro capacità. Per l’emergenza Valtellina gli alpini bergamaschi prestano 582 giornate lavorative e 594 per la Valle Brembana.

L’anno dopo, gli alpini che parteciparono al 25° pellegrinaggio sull’Adamello ebbero la soddisfazione di assistere alla S. Messa celebrata Papa, Giovanni Paolo II, sul ghiacciaio adiacente la Lobbia Alta. Nell’occasione erano presenti alcuni gagliardetti di Gruppi orobici.

Ma ecco che un nuovo cataclisma allerta gli Alpini. Questa volta avviene all’estero. Nel dicembre del 1988 l’Armenia fu sconvolta da un terribile terremoto con migliaia di morti. Gli alpini furono ancora in prima linea. Con altri volontari diedero vita al “Villaggio Italia”. Nell’aprile 1989 seguiva l’Ospedale da campo, da poco completato, con al seguito tanti volontari bergamaschi sotto la guida del direttore sanitario, nonché alpino, dott. Losapio. Finito l’intervento d’emergenza, nel luglio 1989, la struttura ospedaliera mobile venne donata all’ Armenia. Da allora un gruppo di volontari, con a capo l’alpino Pietro Merelli, ogni anno si reca a Spitak per portare aiuti e dare aiuto.

Intanto continua la “normale” attività dei Gruppi con un susseguirsi di iniziative nei vari paesi che non conoscono tregua. Gli alpini bergamaschi continuano a farsi onore. Il premio nazionale “Alpino dell’anno in congedo” è assegnato nel 1989 a Gianfranco Rota di Calolziocorte per aver “promosso e partecipato, in questi ultimi anni, a numerose iniziative del suo gruppo in campo associativo e assistenziale”. Nel 1990 apparve su “L’Alpino” la bella favola della penna nera bergamasca Franco Pini che da anni si reca in Kenia, dove si improvvisa muratore e infermiere e “inventa” un ospedale e una scuola per i ragazzi di Nyagwethe. Non è da meno lo zognese Rino Berlendis che da anni dedica le sue ferie ad uno specifico lavoro di volontariato a Rilima in Rwanda dove sorge un Centro di recupero per bambini handicappati.

ADDIO OROBICA

Il 1991 è l’anno dei settanta, una bella età non c’è che dire. Un anno da incorniciare, da ricordare con gioia se non fosse l’anno in cui fu inferto un colpo letale al Corpo degli Alpini. Il 26 marzo è sciolto a Malles il battaglione “Tirano”, fondato 105 anni prima, ed è ammainata la sua bandiera di guerra, la più decorata sul fronte russo. E’ stata una cerimonia solenne e commovente, svoltasi in silenzio di fronte a numerosissimi alpini dalla “balla rossa”, tra cui molti bergamaschi con le lacrime agli occhi. Un dolore autentico, dolore di uomini che vedono l’Italia dissipare le sue tradizioni migliori. Il 26 del mese precedente erano stati “liquidati” anche gli ultimi 35 muli in forza a Dobbiaco.

Il 23, 24 è 25 maggio la Sezione festeggia il suo settantesimo, giornate che resteranno nella storia della tradizione alpina di Bergamo, perché si è svolto l’ultimo giuramento delle reclute della Brigata Alpina Orobica prima della sua soppressione. Una cerimonia austera che non ha dato poco spazio a celebrazioni o a manifestazioni. Con questo non si vuole dire che non ci sia stata una cornice spettacolare al campo Utili, luogo del giuramento e dove l’ANA di Bergamo e tutti i suoi Gruppi si erano raccolti per l’ultimo saluto all’Orobica. Ma tutto si è svolto con grande sobrietà. Non si poteva fare grande festa mentre la “nostra” Brigata stava per essere definitivamente tolta dai ranghi dell’Esercito.

Il Presidente Decio, nel suo saluto, ha ricordato tutti i bergamaschi che hanno portato con grande senso del dovere, spirito di sacrificio e dignità il suo scudetto, che è anche lo stemma della Provincia di Bergamo. Una identità che sottolineava — se mai ce ne fosse stato bisogno — gli stretti legami tra la terra bergamasca e la Brigata che ne portava il nome. Per ricordare l’avvenimento venne coniata un bellissima medaglia.

L’ultimo atto si compì il 27 luglio a Merano, con l’ultimo ammainabandiera. La gloriosa Brigata venne cancellata dalle tabelle organiche delle Truppe Alpine. I battaglione “Edolo” e “Morbegno” e il Gruppo di artiglieria da montagna “Bergamo” passarono alle dipendenze della “Tridentina”, nel cui ambito avevano operato fino alla fine della seconda guerra mondiale.

CUORI GENEROSI E BRACCIA OPEROSE

Mentre a fine del ‘91 si fa strada un’altra grande iniziativa a livello Sezionale: la realizzazione di un laboratorio per i ragazzi della Casa di Endine, l’attività dei Gruppi non conosce tregua. Sono gli interventi semplici, umili, quotidiani, al servizio delle singole comunità, che non fanno notizia, che non amano la ribalta, ma che sono il vero tessuto dell’ Associazione.

Con il 1992 i lavori del laboratorio ad Endine Gaiano sono in piena attività, mentre a livello nazionale sorge l’idea di costruire un asilo a Rossosch, dove aveva sede il comando del Corpo d’ Armata Alpino durante la campagna di Russia. Hanno così inizio alcuni anni di intensa attività per la nostra Sezione. I lavori durano per oltre due anni. Ogni fine settimana si alternano i volontari di 74 Gruppi, coordinati da Carobbio, Marinoni e Turani, che portano a termine il grandioso e luminoso laboratorio, progettato dall’alpino Bianchi. Piero Arnoldi, alpino per eccellenza, batté ogni record con ben 30 domeniche di presenza sul cantiere. Anche se la disponibilità di manodopera volontaria non coinvolse tutti i Gruppi, la quasi totalità fu impegnata nel raccogliere fondi per
sostenere l’opera. Durante i lavori, nell’ottobre ’92, viene a mancare l’amato don Ambrogio Fiami, cappellano della Sezione.
Nel 1992 ha inoltre inizio la costruzione dell’asilo a Rossosch, dove si alternano i volontari per portare a compimento la stupenda iniziativa battezzata “Operazione Sorriso”. Tra i bergamaschi merita una citazione il capocampo Domenico Giupponi. Nella prima pietra viene sigillata una pergamena che dice “Gli alpini d’Italia, nel ricordo delle comuni sofferenze, dedicano ai bambini di Rossosch, quale illuminante segno di amicizia e di amore, questa casa da cui possa in ogni momento irradiare il sorriso dell’innocenza, auspicando per tutti i popoli un futuro di serenità e di pace”. L’asilo viene inaugurato il 19 settembre 1993. Il nastro è tagliato congiuntamente dal presidente Caprioli e dal sindaco di Rossosch.
Nello stesso ‘93 l’annuale incontro del 5° Alpini e del 2° e 5° Artiglieria Montagna si svolse a Clusone, con il contestuale solenne giuramento delle reclute del battaglione Edolo. La bella
manifestazione è stata promossa da tutti i Gruppi dell’Altopiano di Clusone, coordinati da Demetrio Marinoni.

Gli anni '90

Ma le penne nere non hanno requie. Alla fine del 1994 parte del Piemonte è devastato da un’alluvione. Gli alpini accorrono ad Alessandria ed a Asti a soccorrere le popolazioni colpite dalla calamità. Squadre di volontari bergamaschi si fanno apprezzare e ben volere, ancora una volta, da tutti. Dopo aver soccorso tante persone e ripulito molteplici abitazioni dal fango gli alpini, mai paghi nel dare, s’impegnano nel ripristino della scuola “Bovio” ad Alessandria. Durante la cerimonia d’inaugurazione vengono premiati i collaboratori più assidui, tra cui i nostri Domenico Giupponi e Giancarlo Mazzucchelli.

Il laboratorio viene inaugurato con una grande manifestazione il 9 aprile 1995, quando lo stesso era da tempo utilizzato dai ragazzi della Casa. Il ritardo è da imputarsi alla sensibilità degli alpini, che al primo approccio possono sembrare bruschi, ma che hanno un cuore particolarmente tenero. Infatti fu la malattia di uno dei coordinatori dei lavori che fece slittare l’inaugurazione.
La cerimonia fu una grande festa per i volontari, motivo di orgoglio e soddisfazione, e per i ragazzi disabili, felici di avere a disposizione locali spaziosi e luminosi per le loro attività. 

PIU’ IN FORMA CHE MAI

E’ arrivato il 1996 e ora sono settantacinque le candeline da spegnere. Le manifestazioni programmate per ricordare la ricorrenza hanno dimostrato ancora una volta quello che le penne nere, per dirlo con il presidente Decio, “sanno fare senza tanti discorsi, senza battere la grancassa, proprio nella tipica espressione del più genuino spirito bergamasco”. Cerimonie semplici, contenute, ma partecipate. Ma al fare alpino che ama più fare che manifestare, fa sempre da cornice tanta gente festosa.

La commemorazione ha avuto inizio il 19 settembre con l’inaugurazione della mostra fotografica “Alpini al Polo”, curata dal generale Tullio Vidulich. La giornata di sabato si è aperta con la presentazione alla cittadinanza dell’Ospedale da campo dell’ ANA, allestito in piazza della Libertà. Alla sera si è tenuto un concerto presso il “Centro Congressi Papa Giovanni”, eseguito dai cori ANA Milano, ANA Sovere e Penne Nere di Villa d’ Almè.

Infine, domenica 22 settembre, si è svolta la sfilata conclusiva. Un lungo corteo di penne nere, più di cinquemila, ha percorso le vie di Bergamo, con in testa le autorità, il vessillo sezionale e 210 gagliardetti, accompagnati dalla fanfare di Scanzo e Costa Volpino. Nel corteo spiccavano i nuclei di protezione civile, le unità cinofile, i gruppi antincendio boschivi, l’equipe medica dell’ospedale da campo e tanti striscioni che ricordavano l’impegno in ogni frangente degli alpini, fosse il dovere a chiamarli o la solidarietà a spingerli.

A sfilare c’erano anche i muli. Messi in pensione dall’esercito, i vecchi alpini li avevano adottati perché con loro sono stati protagonisti di tante storie, spesso tristi, delle volte buffe, ma sempre storie di alpini e di muli, un binomio che ha segnato la vita delle Truppe Alpine. Chiudevano la sfilata settantacinque bandiere tricolori, quanti gli anni della Sezione.

Dopo il rancio il presidente Decio ha accompagnato i convenuti a visitare il complesso edilizio rurale, donato nel 1991 dalla signora Anna Maria Astori, nobile di sentimenti e di lignaggio, alla Sezione per farne la nuova Sede.

IL CAPPELLO SUL CUORE 
Dopo aver guidato gli alpini bergamaschi per sei anni, Alessandro Decio lascia il passo ad altri. L’assemblea annuale del 1997 elegge quale nuovo presidente il rag. Giovanni Carobbio con 10,249 voti contro i 10.054 dell’altro candidato Claudio Zucchelli. Il nuovo presidente invita i soci, attraverso “Lo Scarpone”, a “seguire le tracce di chi ha ben operato prima di noi e non dormire sugli allori. La nostra Sezione dovrà essere d’esempio affinchè, essendo la più numerosa d’Italia, sia sempre anche la più grande” . Infatti la Sezione mantiene ancora il primato tra le Sezioni d’Italia con i (…)

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La nostra storia per immagini 1980 - 1990

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